01 settembre 2016

Camomilla Day - L'indignazione come sport nazionale

Rieccomi qui! Lo sapevo che un giorno sarebbe successo qualcosa che mi avrebbe fatto salire la Madonna e tutti i santi del Paradiso, portandomi di nuovo a scrivere sul blog.

Sarà forse stato il terremoto? Sarà forse stato Obama? Putin? Berlusconi 2.0? ISIS™? Il simpatico ometto sud-americano di bianco vestito? No, no, no, no, no e no. Il casus belli di oggi è il cosiddetto "Fertility Day", ovvero una "campagna di sensibilizzazione" (una volta si chiamava "propaganda" o "lavaggio del cervello"... Aah, quanto è bello il politically correct), lanciata dal Ministero della Salute, verso il tema della (scarsa) natalità e che culminerà il giorno 22 settembre con manifestazioni a Roma, Bologna, Catania e Padova.

Ciò che più mi preme evidenziare, però, non è l'iniziativa in sè, quanto più il macello devastante di polemiche, prese di posizione, indignazione e scappellamenti a sinistra che vi ruotano attorno. L'oggetto dello sdegno nazional-popolare, oltre al messaggio generale del "procreate, gente, procreate", sono le varie cartoline diffuse sul web, tipo queste.


Apriti cielo. Un puttanaio, ops, scusate: un'ondata di indignazione che neanche il rigore di Zaza agli Europei o il passaggio di Higuain dal Napoli alla Juventus, il che è preoccupante se pensiamo a quanto il calcio sappia smuovere la coscienza dell'italiano medio. Ecco, qua stiamo deppiù. I social network si riempiono di invettive contro il governo, contro l'idea propugnata che offenderebbe le donne (e te pareva) e più in generale chi, i figli, non li può avere per motivi naturali o di mancanza di lavoro o chi, semplicemente, non ne vuole avere per scelta personale. Qualcuno della gente "comune" addirittura sottolinea come i social network vengano sempre bistrattati dai media tradizionali perchè hanno la forza, quando la ggènte si muove compatta, di influire sulle decisioni prese dal potere e di cambiare le cose "come sta accadendo col Fertility Day" (tra parentesi, è stato il messaggio che ho visto ieri su Facebook e grazie al quale sono venuto a conoscenza dell'iniziativa). Roberto Saviano, che quando c'è da salire sul carrozzone del moralismo becero e dell'indignazione perenne non è secondo a nessuno, che si sfoga su Twitter: "Il #fertilityday è un insulto a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro".

Ooooooooooh!! Raga, camomilla, eh. Neanche stessero dicendo "Oh, devi concepire un figlio entro il 22 settembre se no veniamo lì a casa tua e ti ammazziamo a te e a quel cazzetto moscio di tuo marito/compagno/botta-e-via".

Mettiamo in chiaro un paio di punti. E' un'iniziativa che sembra uscita dal MinCulPop? Sì. (Tra parentesi: è un po' demodè? Sì)
E' uno spreco di denaro? Sì.
Se ne poteva fare tranquillamente a meno? Decisamente sì.
Ci si deve sentire offesi se non si vogliono avere/non si possono fare figli per cause di forza maggiore? NO.

Ma le persone... chi si credono di essere? Voglio dire, sono schizofreniche, oscillano tra due estremi discendenti: da un lato, evidentemente, vivono vite noiose, frustrate e nelle quali si sentono nullità cosmiche; dall'altro, però, credono di essere gli esseri più importanti dell'universo che oh scendi le mani se no minchia ti finisco male. Io dovrei sentirmi offeso... da una campagna propagandistica contro la denatalità... la quale è esclusivamente un problema di produttività per il cosiddetto "sistema-Paese"... campagna divulgata dal governo... che per di più non mi obbliga a fare nulla?

E' il classico problema che non è un problema e che diventa un problema per via del problema del rincoglionimento generale di persone fomentate a dovere per far loro prendere posizione (e questo sì che è un problema). Oggi, se non prendi posizione e non ti indigni, vali meno di niente. Oggi hai tutti gli strumenti per far sentire la tua opinione. Oggi devi far sentire la tua opinione e la tua opinione deve essere "contro". Se non sei "contro" sei schiavo del sistema. "Contro" cosa? Contro tutto. Il governo, poi, cioè... Hai presente il governo? Quella massa di ladri e sanguisughe che vivono coi tuoi soldi sulle tue spalle e si fanno i loro porci comodi? E adesso vogliono che io faccia un figlio? Ma io mi indigno! (perchè? Boh) Mi sento preso in giro! (perchè? Boh) Mi sento offeso! (perchè? Boh) Colpevolizza le donne! (perchè? Boh)

Il cosiddetto "sistema" non deve fare più nulla. Ormai sono le persone stesse a seguire determinati modelli di comportamento, si auto-censurano e censurano altre persone, si auto-controllano e controllano altre persone. Provate a dire a qualcuno "Guarda che gli immigrati sono troppi, non riusciamo a gestirli tutti e stiamo anche concedendo loro dei privilegi che noi ce li sogniamo". AAAAAAARRRGGGHHH!! Xenofobo!!! Vergognati!!! "Guarda che, per disegno di natura, sono necessari un uomo e una donna per procreare. Quindi i gay..." AAAAAARRGGHHH!! Omofobo!!! Vergognati!!! "Guarda che non vi stanno obbligando a fare figli, quindi..." AAAAAAAAAARRRRGGHHHH!! Offensivo!!! Vergognati!!! "Ma io non ce l'ho..." AAAAAAAARRRRGGHHHHH!! Taci, sottospecie di larva antropomorfa!!! Se sei uomo, dovrebbero tagliarti i genitali e farteli ingoiare!!! Se sei donna, dovrebbero tagliarti la testa e infilartela nella vagina!!!

Non ci si rende conto che reazioni del genere, che partono da tendenze e istinti naturali, seguono poi schemi mentali calati dall'alto, proprio da quel "sistema" verso cui tutti, a parole, dicono di essere "contro". Ne avevo già parlato in merito al Family Day: ci sono idee ed atteggiamenti che vengono fatti passare come "buoni" e chiunque (anche i politici, tipicamente riconosciuti come parte del "sistema" stesso) provi a sollevare obiezioni dettate dal raziocinio, si becca una gragnuola di improperi; altre idee ed atteggiamenti vengono fatti passare come "cattivi" e chiunque (anche i politici) provi a sollevare obiezioni dettate dal raziocinio, si becca una gragnuola di improperi.

La realtà viene suddivisa in bianco e nero. Stop. Tu devi stare o di qua o di là. Punto. Se non sei di qua, sei di là. "Ma io veramente...", "Ma io veramente" un cazzo: o di qua, o di là. Basta che ci sia perennemente conflitto. Se non c'è, lo si crea. O meglio: si generano i presupposti affinchè siano poi le persone stesse a crearlo.

Adesso, liberi dal ciarpame maledetto che esclude il raziocinio e punta dritto all'inconsapevolezza/automatismo e allo stomaco, ditemi cosa c'è di male in questa immagine.


Si può discutere sul suo lato, diciamo, "artistico". Si può discutere sulle parole usate. Si può discutere sul fatto che sia una grandissima stronzata l'intera iniziativa. Però, il concetto espresso è un dato di fatto, una constatazione: si può essere belli sempre, anche a 80 anni, ma incinte no. Non è un male o un bene: è così. Quale cazzo è il problema?! Davvero, io non riesco a capire. Forse è più ampio. Forse me lo spiega la diocesi di Bergamo (un'amica su Facebook ha messo il "mi piace" all'articolo...):

"Poco importa al Ministero che magari il calo di natalità nel nostro paese non sia imputabile ad una carenza di spirito civico ma ad altri fattori, sui quali peraltro lo Stato potrebbe avere maggior voce in capitolo di quanta invece ne ha di diritto sulle scelte personali e di coppia  di chi decide di avere (o di non avere) figli. Iniziamo per esempio a parlare di lavoro: quanti di coloro che a 25 anni vorrebbero un figlio sono in realtà impegnati a dibattersi tra lavori precari, stage sottopagati o misere occupazioni semi-gratuite che di fatto rendono impossibile anche solo l’idea di formare una famiglia? Parliamo anche di tutele della maternità: una giovane donna che desiderasse diventare madre, sa che dovrà presumibilmente rinunciare al lavoro, sia perché ci sono altissime probabilità che il suo contratto di lavoro non preveda la tutela della maternità, sia perché gli asili nido o i servizi simili sono costosissimi."
Quindi? L'indignazione starebbe nella dicotomia tra quello che lo Stato mi permette di fare (cioè niente, perchè gli stipendi sono bassi) e quello che vorrebbe che io facessi (avere figli). Ripeto: quindi?

Vuoi avere figli? Puoi avere figli? E allora falli! Non vuoi? Non puoi? E allora non farli! Accetta la tua condizione. Dove sta l'offesa? Perchè le donne, ma anche gli uomini ovviamente, dovrebbero incazzarsi così tanto per una cosa, tra l'altro, di un'inutilità, un'ignoranza e un infantilismo atroci come il Fertility Day? Cioè, non vorrei dire, ma provate a leggere 'sta roba riportata da Repubblica:
"'Sono meravigliata, perché l'obiettivo del nostro lavoro di esperti a supporto del ministero e di questo ministro, che per primo si è interessato al tema della fertilità e a tutto questo universo poco noto, era quello di fare conoscere la struttura del corpo degli uomini e delle donne e il suo funzionamento dal punto di vista riproduttivo, dando strumenti semplici, accessibili, divulgativi a tutti per fare scelte consapevoli', ribatte Eleonora Porcu, presidente del tavolo consultivo sulla fertilità del ministero della Salute e direttrice del centro di Infertilità del policlinico Sant'Orsola-Università di Bologna.
E ginecologi, endocrinologi e andrologi si schierano in difesa del Fertility Day: "Ragazzi pensateci per tempo alla vostra fertilità!! Le ragazze lo fanno già!! Voi lo scoprite a 49 anni quando è già tardi! #fertilityday", scrive il noto andrologo Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia dell'Università degli Studi di Padova. 'Gli andrologi italiani plaudono alla iniziativa che mette in evidenza i fattori di rischio per la fertilità'."
No comment. Infantilismo contro infantilismo.
Adesso ve lo do io un motivo per incazzarvi veramente: gente che si polarizza con una facilità simile, se non ha figli, è meglio che non li faccia e, se ce li ha, è meglio li dia in adozione perchè rischiano seriamente di crescere da schizofrenici rincoglioniti a loro volta.

Siete incazzati, adesso? Se fosse uscito un Renzi qualunque a sparare una frase simile, avrei potuto comprendere l'ondata di indignazione susseguente, sarebbe stata molto più giustificata e giustificabile. Ma qui... Tanto è l'ennesimo fuoco di paglia dell'intrattenimento dualista come, tanto per dirne una relativamente recente, è stata la questione delle trivelle. Ve le ricordate? Nessuno se le è mai filate per decenni, secondo me molti manco sapevano esistessero nell'Adriatico, e 5 minuti dopo erano peggio degli hooligans inglesi in trasferta. La vita o la morte del pianeta, ma che dico, diamine! dell'intero universo dipendevano dall'esito di un referendum avente come oggetto un argomento sul quale il 95% (e sto basso) delle persone non aveva un'adeguata conoscenza in merito al punto da poter esprimere un parere minimamente valido.

"Le trivelle distruggono la natura". Ha ragione. "Le trivelle servono per il futuro energetico del Paese". Ha ragione. "Le trivelle deturpano il paesaggio". Ha ragione. "Le trivelle danno lavoro". Ha ragione. "Deciditi, cazzo!! Stai con noi o con loro? Con loro o con noi?", "Ma io non ne so abbastanza di energia, macroeconomia, le conseguenze...", "Vaffanculo! Sei uno di loro! Al rogo!".

Facciamo così: istituiamo il Camomilla Day. Prendiamo un giorno tranquillo... Il giorno dei morti, il 2 novembre, che più tranquillo di un morto non si può essere. Facciamo i manifesti "Chi va piano va sano e va lontano" (si indignerà la velocità), "Prima di parlare, conta fino a dieci" (si indignerà l'undici) e "La calma è la virtù dei forti". Ah. Ah cavolo, no, quest'ultimo no, che poi mi si indignano i deboli.

26 aprile 2016

Dev'essere l'aria...

Dev'essere un periodo così, di logorio e stanchezza. Settimana scorsa Davide, l'amministratore principale del sito Come Don Chisciotte, uno dei più famosi paladini internettiani della cosiddetta "controinformazione", ha annunciato l'abbandono del sito dopo oltre 10 anni di attività incessante. Un paio di giorni dopo Massimo Mazzucco di Luogocomune ha ricordato come anche lui stesso, nello scorso ottobre, abbia attraversato un momento di "difficoltà" nel portare avanti il suo ottimo sito e nel continuare il suo lavoro di analisi dei fatti e di informatore in generale, inserendo anche Claudio Messora di Byoblu nella lista. (Tra l'altro sembra che il post di Mazzucco sia riuscito a far cambiare a Davide e ai suoi collaboratori di Come Don Chisciotte, facendoli propendere per la non chiusura)

Nella lista dei "blogger in crisi" mi ci inserisco anch'io. Oh, niente a che spartire con i siti di cui sopra e le persone che li gestiscono perchè, oggettivamente, stanno a un altro livello di coinvolgimento, preparazione e intensità rispetto al sottoscritto. Loro sono da Champions League, io massimo massimo da Serie C... Però, nel mio piccolo, pure io sono in giro da quasi 10 anni con questo blog (l'ho aperto nel dicembre 2006), anche se l'attività più costante e vera è iniziata solo nel 2009. Quindi facciamo 7 anni, dai, che comunque non sono per niente pochi.

Per 7 anni su questo blog ho riportato me stesso. Ho riportato il mio interesse per la politica, l'informazione, l'economia (poca, che mi sta sul cazzo); poi l'ho integrato con quello per la religione, la spiritualità, la filosofia, al punto che questi ambiti sono arrivati a sopraffare, lentamente ma inesorabilmente, gli altri. Ho portato avanti il blog perchè, cazzo, quello che leggevo e scoprivo con l'entusiasmo di un bambino era troppo incredibile, troppo potente per poter rimanere confinato nella mia testolina appena post-adolescenziale e il mezzo del blog, allora piuttosto nuovo, risultò essere il modo migliore per rendere partecipi altri di ciò che speravo potesse cambiare loro come stava cambiando me.

Passano i mesi, passano gli anni e le informazioni continuano a fluire nuove, diverse, più profonde. Ci sono passi avanti, retromarce, svolte, inversioni, salti, corse, cadute, rallentamenti e fermate sempre seguite da ripartenze e dalla voglia di scavare ancora più a fondo. Cambiano i temi, cambiano i modi, cambiano i punti di vista, cambiano le informazioni, ci sono ribaltoni, modifiche, rimescolamenti e shock. C'è allegria, rabbia, riscoperta, tristezza, cazzutaggine, testardaggine, frustrazione, rivalsa. C'è sempre un fuoco dentro che alimenta la fame di scoperta, di consapevolezza, di maturazione. Ed è attraverso questo processo, quello di scovare "novità informative" e riversarle sul blog, che il fuoco può sfogarsi.

Oggi, però, è diverso. Il fuoco continua ad ardere con la stessa intensità ma, negli anni, la consapevolezza ha cambiato abbastanza la persona chiamata Mattia e sempre più la sta portando lontana dal processo del blog, ritenuto evidentemente non più il miglior mezzo per la propria crescita.

Se mi seguite da un po' avrete sicuramente già notato da voi come la frequenza con cui aggiorno il sito si sia clamorosamente dilatata. Vi butto lì qualche numero. Quello che state leggendo è il post numero 401. 116 di questi li ho scritti nel 2009, un numero pazzesco. Nel 2010 e 2011 ho viaggiato sulla sessantina di media, mentre dal 2012 al 2015 sono sceso intorno ai 35-40. Quest'anno, continuando col trend attuale, arriverei a 15 articoli.

Ma questi sono solo freddi numeri, fotografie matematiche di ciò che realmente sta cambiando: il sentire. Sentire di non avere più molto da dire, da aggiungere di nuovo, di differente da quanto già detto (principalmente) in 7 anni. Potrei parlare di nuovo del Papa e di come sia solamente un politico ammantato da una fantomatica investitura divina come re e imperatori di qualche secolo fa (in un paio d'occasioni era perfino quasi riuscito a convincermi di essere davvero uno tosto, uno giusto, 'sto pirla); potrei tornare sul caso Regeni e il caos che si profila in Egitto (che vi avevo detto?); potrei sfracannarvi ancora i testicoli sul significato del Cristo, dell'illuminazione, di Satana; potrei parlare ancora della Siria, dello scontro Occidente-Russia, degli Illuminati, delle inculate politico-economiche, del simbolismo, della degenerazione culturale, del sempre maggiore rifiuto della natura fatto passare sotto l'etichetta di "libertà" e "diritti".

Potrei. Ma non ne ho più voglia. Almeno per il momento. Non trovo più così facilmente delle novità che valgano per me la pena di essere prese in considerazione e sulle quali ragionare per tirare fuori un senso, una discussione, una dissertazione che stimoli in primis l'entusiasmo mio e, di riflesso, il vostro. Mi sembra tutto molto già detto, già sentito, già visto. La geopolitica ormai mi sembra sviscerata e, una volta capita qual è la chiave interpretativa corretta, si può diventare veggenti abbastanza facilmente e senza spendere una barcata di soldi per una palla di cristallo (si capiscono, cioè, i motivi e i fini dietro determinati eventi). La questione spiritualità/sè/Dio? Devo davvero aggiungere altro? Ormai virtualmente ogni articolo che provo a leggere in merito mi butta quasi indietro da tanto sembra scritto con lo stampino, usando sempre le solite metafore e immagini trite ritrite e stratrite e dunque, siccome non avrei più delle novità nè nei modi nè nei contenuti, evito di mettermi lì a riordinare le stesse parole per tediarvi con dei post solo apparentemente inediti.

Insomma, ragazzi: non abbandono il blog definitivamente perchè sono sicuro che ogni tanto ci sarà un aspetto, un evento, una sottigliezza o anche solo un giramento di palle che mi porterà di nuovo qui a scrivere col cuore e dal cuore, come ho sempre fatto e come voglio continuare a fare, sperando di provocare una piccola scarica elettrica nel vostro, di cuore. Ecco, da qualche tempo è questo entusiasmo a risultare latitante e venire qua a scrivere così, solo per tenere una media di articoli annuali, è un'attività che proprio non riesco a portare avanti. Sarebbe solo uno sforzo meccanico, vuoto, spento, totalmente in antitesi con ciò che questo blog è, è stato e deve continuare a essere: vivo, appassionato, sentito, elettrico. E' lo stesso motivo che mi ha portato a declinare alcune offerte per siti di controinformazione un po' più rilevanti: sarebbe diventato un impegno quasi lavorativo, che avrebbe richiesto la dipendenza da un altro amministratore con i relativi obblighi sulla frequenza della scrittura di articoli, sulle tematiche e sui fatti trattati e altri paletti che avrei sentito come soffocanti.

Già in un altro paio di occasioni ho attraversato un periodo simile, al punto che ero quasi arrivato a scrivere qualcosa sulla falsariga di quello che state leggendo, ma avevo sempre lasciato passare qualche giorno, qualche settimana perchè, pensavo, si trattasse solo di un momento passeggero. Ed effettivamente, col senno di poi, ho avuto ragione. Stavolta però è diverso: il periodo è più lungo, la carenza d'entusiasmo più profonda e la consapevolezza mi sta spostando, come mai prima, su nuovi lidi.

Forse non cambierà niente e finirò il 2016 in linea con la previsione attuale di 15 post. Forse non mi sentirete più fino al 2087. Forse scriverò 200 articoli entro sabato prossimo, in preda a un improvviso raptus di diarrea verbale. Non lo so, non lo so davvero. Avevo però bisogno di mettere nero su bianco questa mia situazione attuale, anche per rispetto verso di voi che magari attendete seriamente una mia nuova sparata che puntualmente non arriva (minchia ragazzi, se siete a questo punto, fatevi curare).

Lascio aperto e attivo il sito perchè 1) può sempre tornare utile a qualcuno che dovesse imbattervicisi anche solo "per caso"; 2) 7 anni, 401 articoli, tutto l'impegno che c'ho messo... e poi butto tutto nel water?! (è vero che ho una copia di ogni articolo sul mio computer, però vaffanculo!); 3) è una serie di istantanee, di immagini statiche, di promemoria dei diversi Mattia susseguitisi dal dicembre 2006 ed è sempre bello ripercorrere le diverse tappe di sè per vederne l'evoluzione e capire gli "errori".

Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno letto e leggono i miei deliri, li commentano e mi mandano mail in privato: vi voglio bene. Siete in pochi, eh, perchè comunque il blog è piccolo, non ha un pubblico chissà quanto vasto. Però ci siete e, quando ho iniziato questa "avventura", credevo sarebbe finita in breve tempo nella totale solitudine di una pagina Internet qualunque tra le altre miliardi esistenti. Essere riuscito a raggiungere qualche centinaia di persone in maniera discretamente continuativa, più molti altri "saltuari", è un risultato per me clamoroso e che mi fa tanto tanto, tanto piacere. Quindi, grazie grazie grazie. Continuate a commentare, se vi va, e a mandarmi mail. Magari non vi risponderò subito... ma prima o poi rispondo a tutti.

Niente... Allora... Ci sentiamo. Ogni tanto tornate qui, eh. Scriverò meno, ma sono sempre vivo, cazzo ;)

02 marzo 2016

Adulti a fari spenti

Non voglio fare l'adulto-fenomeno navigato, quello che ha vissuto ogni tipo di esperienza possibile più e più volte, quello che ha girato il mondo in lungo e in largo al punto che gli conveniva comprarsi direttamente l'Alitalia e avrebbe risparmiato, quello che ha un aneddoto memorabile per ogni minima situazione e parola, quello che dispensa perle di verità e consigli di saggezza figli di una pluridecennale esperienza diretta di tutto ciò che può definirsi "vita", dal seminario alle droghe psicotrope. Non sono proprio titolato per essere questo tizio, però un piccolo pensiero fondato sull'esperienza diretta ce l'ho e vorrei condividerlo perchè sono abbastanza sicuro riguardi tantissime persone.

Riguarda la crescita, il diventare grandi. Perchè mi rendo conto che, nonostante io parli da una sempre più vicina soglia dei 30 anni (e direi che c'è di peggio...), a livello umano e personale sia migliorato sotto alcuni aspetti e peggiorato in altri. Di sicuro un lato decisamente cresciuto bene è quello della maturità generale: non mi ritengo super-maturo e c'è ancora parecchio da lavorare sotto questo punto di vista ma, rispetto a toh... anche solo 5 anni fa, di progressi ce ne sono stati. Altro aspetto positivo, del quale questo blog è la prova più evidente, è l'accresciuta comprensione della società in cui viviamo. Anche qui, niente di incredibilmente straordinario, però vi basti pensare che il pomeriggio dell'11 settembre 2001, quando mi mancavano pochissime settimane per compiere 14 anni d'età e il simpatico faccione di Giorgio W. Cespuglio apparve sullo schermo della televisione in cucina, io lo osservai e ascoltai le sue parole dalla porta-finestra con la mano destra solennemente sul cuore. Giuro su Iddio: è andata esattamente così. Potessi vederla ora, questa scena, andrei vicino al quasi 14enne me con un misto di pena e compassione fraterna, lo abbraccerei e gli direi: "Shh, shh, tranquillo, dai... Non è successo niente... Non è colpa tua, sono in tanti nelle tue condizioni".

Dopodichè, tornando al discorso principale, ho fatto e so fare più cose ora che 10 anni fa, quindi anche qui si va meglio. Idem per quanto riguarda il lato di cultura generale, quello analitico, il saper "leggere tra le righe" in svariati ambiti... Insomma, di passi avanti ce ne sono stati abbastanza, alcuni li sto vivendo proprio di questi tempi e di sicuro ne arriveranno molti in futuro.

E meno male, perchè ce ne sono stati altri nella direzione opposta. Ora mi rendo conto che, anche quando si dice "tornare indietro", "passi indietro" eccetera in realtà si sta sempre andando avanti, solo che non ci si accorge e si pensa che questo "male" (perchè tendenzialmente è così che percepiamo quando qualcosa non ci piace) sia effettivamente una regressione bella e buona, fatta e finita, il che aumenta la frustrazione, il rimpianto, il nervosismo e diminuisce l'autostima. E' un trappolone. Però devo esprimermi così, in questi termini di "involuzione", "peggioramento", se no non ci si raccapezza più, io non riuscirei a dire quello che vorrei dire e voi non lo riuscireste a capire.

Principalmente l'aspetto più peggiorato è quello della semplicità, ovvero quello più relativo al carattere. Qualche anno fa ero più simpatico, sorridente, spensierato non nel senso di "inconsapevole adolescenziale" ma proprio in termini di positività, di forza di andare contro le difficoltà, percepite in maniera più realistica e meno esagerata, e mazzularle fino a distruggerle, polverizzarle. Questa caratteristica si è un po' affievolita col tempo e le molte situazioni venutesi a creare nel mentre hanno generato arzigogoli mentali e complicazioni che hanno reso il tutto più nevrotico, meno spontaneo, più controllato (nell'accezione repressiva del termine). Allo stesso tempo sono andate crescendo la confusione e le preoccupazioni, spesso inutili ma nondimeno influenti.

Mi è, insomma, diventato un po' più chiaro perchè gli adulti siano fondamentalmente dei coglioni, nati come belle persone, cresciute felici della vita e successivamente "corrotte" a poco a poco da una mentalità stupida, figlia dell'inconsapevolezza più becera, imbottita di vaccate sempre più aderenti, appiccicate all'inverosimile attorno al loro nucleo essenziale ormai quasi totalmente nascosto, inglobato e attenuato nella sua forza. Dei malati mentali, in pratica.

E il tutto senza rendersene conto, o quasi. E' questo che intendo quando parlo di "inconsapevolezza": persone che da "semplici" diventano "complicate" come se niente fosse, di giorno in giorno, come se fosse il processo più normale del mondo, ma che dico! L'unico processo, quello naturale, ovvio. E allora, improvvisamente, ti ritrovi ad avere bisogno dello psicologo, dello psicoterapeuta, fino allo psichiatra. Capite la completa assurdità di una situazione simile? Capite la follia, l'inconsapevolezza? Una persona vive, giusto? Ogni giorno mette i piedi fuori dal letto e vive la sua vita, no? Eh no cazzo! Altrimenti, scusate, se io avessi controllo sulla mia vita (leggi "consapevolezza di me") non permetterei mai e poi mai di arrivare a un punto simile: sceglierei cosa fare e cosa no, come sentire le mille situazioni quotidiane in modo da trarne linfa per la mia comprensione e, in ultima analisi, per me stesso e la mia vita, la mia evoluzione. Se vivessi davvero "centrato in me", no scusate: SE VIVESSI DAVVERO, punto. Il fatto è che proprio non viviamo davvero: vaghiamo giorno per giorno rendendoci conto dello 0,1% (quando va bene) di ciò che facciamo, di ciò con cui interagiamo e di come ci influenza. E per noi è tutto normale, è così che è e stop, "questo sono io". Quando il tizio diceva "Perdonali, Padre, perchè non sanno quello che fanno" aveva totalmente, pienamente, assolutamente, indiscutibilmente ragione. Mai affermazione fu più veritiera nella storia dell'umanità.

Nel 2012-2013, solo per depressione sono andati in cura 2,4 milioni di italiani (solo per depressione!) mentre la fascia d'età maggiormente esposta a cure psichiatriche è quella tra i 45 e i 64 anni, seguita a ruota da quella dei 25-44 (ma la percentuale tra i 18 e i 24 è molto bassa, quindi presumibilmente sono maggiormente quelli sopra i 30 anni ad alzare la media). Non dimentichiamoci, poi, di tutti coloro i quali non si rivolgono all'aiuto medico: non è che stiano proprio così meglio degli altri, eh. Purtroppo non ho trovato dei dati nazionali ma solamente alcuni relativi alla Toscana, dai quali risulta che un toscano su due è ricorso almeno una volta nella vita allo psicologo.

E' una situazione piuttosto triste, che se non la si vive non si riesce a capirla (tra parentesi, non vado dallo psicologo). Tante volte guardando un adulto, diciamo, dai 40 anni in su, mi chiedo come fosse da ragazzo e come è stato possibile che sia diventato un cretino del genere. I peggiori sono i ragazzi della mia età. Quando ne vedo uno già bello che inquadrato, che glielo leggi negli occhi come abbia quasi perso quella fiamma di vita tipica dell'infanzia e dell'adolescenza, mi viene paura. Idem quando c'è il 50enne che si comporta ancora da 16enne, perchè non è che atteggiarsi sempre e comunque da adolescente a prescindere dall'età sia segno di una salute mentale migliore, di un sentire più genuino, anzi...

Si capisce un po' meglio quanto sia fondamentale tutto il discorso sulla consapevolezza? Non è una materia eterea, filosofica, da perditempo: è dannatamente materiale, fisica, tangibile e il fatto che non ce se ne renda conto è l'ennesima prova della malattia mentale da cui tutti siamo pesantemente affetti. Volete altre prove? Leggete un giornale, guardate la televisione, pensate al vostro punto di vista su una questione qualsiasi.

Perchè diciamocelo molto francamente: diventare adulti in questo modo fa schifo. Passare la vita con la consapevolezza che non stai davvero vivendo fa schifo. Avete presente... Perchè poi i fatti sono sempre lì davanti agli occhi... Avete presente l'espressione "botta di vita"? Perchè la si usa? Perchè diciamo "Ho bisogno di una botta di vita", se siamo già vivi? E allora giù col paracadutismo, il bungee jumping o altre attività "adrenaliniche"; giù con un'orgia, con la "trasgressione" tipica di Lucignolo su Italia 1; o se no diamo fuoco a un barbone, guidiamo ubriachi e fatti di crack, andiamo "a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire" ("Non è difficile!", come rispose sarcastico Paolo Rossi in un suo spettacolo). Perchè così allora sì che siamo vivi! Sono tutte attività che decidiamo di intraprendere per rispondere, inconsapevolmente, a questo senso di vuoto e non-vita che ci accompagna costantemente. Il problema è che ti prendi la tua "dose di vita", diventi euforico, esaltato, padrone incontrastato dell'universo ma dopo un'ora sei punto e a capo. E come potrebbe essere diversamente, se quella stupenda sensazione non è accompagnata da un reale cambiamento del tuo percepire te stesso, il mondo e la vita?

E lo psicologo/psichiatra/psicoterapeuta non è la risposta, perchè potrà sì aiutarti a togliere alcuni blocchi mentali, magari anche piuttosto pesanti, ma se poi continui a essere consapevole (perdipiù quasi sempre in maniera distorta) di una frazione di ciò che ti capita ogni giorno, siamo punto e a capo. Bisogna passare proprio oltre, uscire dalla personalità, dall'identità. Bisogna "rinnegare sè stessi", come diceva sempre lo stesso tizio di prima.

L'osservazione è la pratica migliore. Osservare la mente e il fatto che i pensieri scorrono senza pause anche quando non diamo loro retta, quando non li seguiamo nè rinneghiamo. Osservare come basti letteralmente un attimo, di una facilità disarmante, perchè un pensiero ci faccia rientrare nel flusso, nel mondo. Quanta energia, quanta volontà serve per "essere presenti" anche solo un singolo istante? E cosa significa "essere presenti"?

Dai va, basta per oggi. Spero solo che, tra un po' di anni, non sarà un impietosito quasi 14enne me a venire ad abbracciarmi.

07 febbraio 2016

Regeni: i conti tornano poco

Come ben saprete, lo scorso 3 febbraio in Egitto è stato ritrovato il cadavere del giovane Giulio Regeni, brillante studente universitario 28enne giramondo con la passione per l'attivismo sociale. A quanto pare il ragazzo sarebbe stato catturato, torturato e seviziato da ignoti per poi essere abbandonato cadavere in un fosso alla periferia del Cairo.

L'ipotesi sulla quale si è sostanzialmente subito puntata la monetina è quella dell'omicidio su mandato governativo, in quanto Regeni sarebbe stata una figura molto critica nei confronti del presidente Al Sisi sia in Egitto che anche in Italia, dato che il collaboratore del quotidiano Il Manifesto, Giuseppe Acconcia, ha rivelato che Regeni scriveva per il giornale usando uno pseudonimo.

Ora, ci sono dei punti che mi fanno sollevare il sopracciglio. Intanto, piccola nota di contesto sull'Egitto. L'ISIS, vedendo la mal parata in terra siriana, si sta spostando fuori dal raggio d'azione dei MIG russi con una migrazione verso il nord-Africa e in tanti stanno andando in Libia. Ma non via terra, bensì via mare. Strano, no? Perchè, dalla Siria, basterebbe andare verso sud-est dagli amici dell'Arabia Saudita, deviare a ovest in Egitto (prendendosi il Paese) e arrivare in Libia. Il problema, però, è proprio l'Egitto che, a differenza di tanti altri, è davvero contro il Sedicente Stato Islamico™. Teniamo bene a mente questa nota.

Primo punto: lo pseudonimo. Si dice che Regeni scrivesse per Il Manifesto sotto falso nome per paura per la propria incolumità, ma non si sa quali articoli avrebbe scritto. L'unico apparentemente certo è quello pubblicato postumo, venerdì 5 febbraio, tra l'altro contro il parere della famiglia. E gli altri? Tanto ormai è morto, chi se ne frega dello pseudonimo.

Secondo punto: la tesi dell'opposizione al governo. L'abbiamo sentita già tante volte applicata ad altri Paesi con un governo etichettato come "regime" dai nostri media: il blogger di turno, fortemente critico nei confronti del dittatore/governo/regime, viene catturato e ucciso da agenti/militari/emissari del governo stesso "perchè scomodo per il potere" e noi istantaneamente ci identifichiamo col povero martire della libertà. Ma pensiamoci con un minimo di raziocinio. Per essere ritenuto "scomodo" è necessario scrivere o parlare di determinate tematiche, di contatti loschi, deviati, smascherare il vero fine di determinate scelte politiche, economiche, fornire visioni alternative e fondate su idee, decisioni e ideologie. Insomma, non basta essere il Travaglio di turno: bisogna picchiare duro sul serio.

Il problema è che, se picchi duro, in pochi ti seguono, principalmente per due motivi: visibilità e pecore. Cioè: se sei scomodo, il "sistema" non ti fa pubblicità e tu, di visibilità, non ne ottieni. Se proprio sei bravo bravo e per qualche motivo riesci a ottenere più di 5 visualizzazioni al tuo blog, per esempio, il massimo che puoi costruirti è una minuscola nicchia di qualche centinaio o forse migliaio di sconosciuti. E basta. Di sicuro un numero decisamente troppo, ma troppo, ma troppo basso per impensierire chissà chi. (Ma poi, 'sto ragazzo, cosa faceva di preciso? Scriveva, studiava, provava a mobilitare... Cosa faceva? Non s'è capito) L'altro motivo è che la massa delle persone è indottrinata e, quando va bene, alcuni smettono di leggere il Corriere per passare al Fatto Quotidiano. Stop. Questo è lo sforzo massimo di "opposizione al sistema". Siti e blog che cercano genuinamente di farli uscire dal seminato rimangono, per loro, esseri comodi e abituati alla pappa masticata da altri, totalmente sconosciuti. Infatti, se un sito di cosiddetta "controinformazione" improvvisamente registra un aumento di popolarità di un certo peso, significa che le informazioni lì riportate sono "annacquate", più vicine alle posizioni mainstream e, dunque, ritenute più veritiere dalla massa di pecoroni. Delle due l'una: o sei almeno discretamente famoso o dai fastidio. Non ci sono realisticamente altre possibilità.

Ora, su Facebook è stato organizzato un sit in davanti all'ambasciata italiana al Cairo e, sulla pagina dell'evento, hanno messo il "Partecipo" in circa 500. Già di suo non sarebbe un gran numero e lo è ancora di meno se pensiamo che arriva dopo il tam tam mediatico sulla morte di Regeni (immagino se ne sia parlato anche in Egitto). Quindi il ragazzo non era poi così famoso, nè seguìto e certamente, se vuoi essere un "fastidio per il regime", quel 500 lo dovresti moltiplicare minimo minimo per 100. Fatto sta che al sit in vero e proprio si saranno presentati in una cinquantina, come vedete nel filmato del TG1 (verso il minuto 5).

Terzo punto: la data del sequestro, ovvero il 25 gennaio, giorno del 5° anniversario della deposizione forzata di Mubarak. Molto simbolica, e sappiamo quanto determinati individui dei piani alti siano attenti ai numeri e al simbolismo.

Mettete tutto ciò nel quadro di un Paese anti-ISIS e i dubbi si fanno tangibili. E se questo omicidio, accollato al governo egiziano, servisse come testa di ponte mediatica per far passare l'Egitto come l'ennesimo "Stato canaglia", così da deporre pure Al Sisi come già fu deposto Mubarak (il 25 gennaio)? A me suona assurdo che un governo si sputtani così apertamente per un signor nessuno come era Regeni. E per di più, se ci pensate, Regeni incarnava praticamente tutte le caratteristiche possibili in grado di generare un forte empatia emotiva nel "pubblico": era giovane; studente universitario, pure molto brillante, molto intelligente; cittadino del mondo (Occidentale); idealista ma pragmatico; attivista anti-governativo; informatore indipendente; ultima ma non ultima, aveva una bella faccia, pulita, innocente, solare, di un ragazzo con tutta la vita davanti. Cioè, più di questo c'è solo un bambino orfano ritardato disabile malato di cancro. E io mando a puttane l'immagine del mio governo per un tizio sostanzialmente sconosciuto e con queste qualità da martire perfetto? Mmm...

I casi sono due: o Regeni non era proprio 'sto semplice studente brillante e aveva, invece, un background più "losco", da servizi segreti et similia che lo ha portato a diventare bersaglio di un governo, nel caso, impegnato a difendere il proprio Paese (perchè sappiamo bene come persone simili siano sempre implicate in veste di fomentatori del popolo per forzare un colpo di Stato); oppure gli assassini non hanno nulla a che fare col governo egiziano e hanno messo in atto l'episodio per demolire l'immagine e la credibilità di Al Sisi e soci.

Tra l'altro ho fatto una ricerca su Google mettendo come parole chiave "Giulio Regeni" e intervalli di tempo precedenti al 25 gennaio. Ho trovato un link all'università di Cambridge, che potete vedere anche qui sotto:


Poi c'è la pagina della discussione di un gruppo di scienze sociali nella quale Regeni, nell'ottobre 2011, chiedeva se fosse disponibile un libro in pdf.

Infine una pagina del sito ResearchGate, una sorta di motore di ricerca in ambito universitario, dove in sostanza si riportano le stesse informazioni presenti sul link del profilo di Regeni su Cambridge, ma qui si possono anche vedere le statistiche sulla visualizzazione del profilo perchè non si spiega benissimo come esso sia stato visto più di 2000 volte ma i follower risultino solo una decina. Ecco perchè.


Il grosso delle visualizzazioni si è verificato solo negli ultimi giorni. Quindi anche a Cambridge possiamo dire numeri alla mano che Regeni non era proprio una star.

E manca un'altra cosa che invece stiamo vedendo ovunque: la foto. O meglio, le foto. Fermandomi al 1 gennaio 2016 non c'è una sua singola immagine. Se ne trova una sola di lui con in braccio il gatto ma, se si apre il collegamento, si vede che è tratta da un articolo del sito NextQuotidiano datato 3 febbraio 2016, quindi subito dopo il ritrovamento del cadavere. Su Facebook, nada a parte gruppi "vogliamo la verità". Niente. Però, oh: magari era solamente molto riservato e le foto se le teneva per sè.

Insomma, secondo me qualche nuvola sulla questione c'è e la favoletta dell'attivista anti-regime l'ho già sentita fin troppe volte e, per quanto romantica e suggestiva, la trovo sempre poco plausibile. Quando tra un po' sentirete parlare di "ribelli", "rivoluzione" e "dittatore egiziano", non dite di non essere stati avvisati.


AGGIORNAMENTO: ho appena letto un bell'articolo di Fulvio Grimaldi nel quale si parla della questione gas-ENI-peso dell'Egitto nello scacchiere mediterraneo-sgambetto a Israele-messaggio all'Italia tramite la morte di Regeni. Non male.

02 febbraio 2016

E' la magia del progresso, altro che family day



Oggi essere gay è una moda. Fa tendenza, se non sei gay non sei nessuno. Gay è il nuovo etero. E' per questo che il family day è stato totalmente inutile.

Un passo alla volta. Sulla questione del matrimonio agli omosessuali mi ero già espresso più di un anno fa, evidenziando come fosse e sia, a mio parere, lecito conceder loro il matrimonio civile (essendo la società civile un'organizzazione di semplici regole e atti legislativi e giudiziari, senza alcun significato simbolico di fondo) ma non quello religioso in quanto, essendo la religione (intesa nel senso più alto del termine, non l'interpretazione stupida che ci viene spacciata per spiritualità) un insieme sensato di osservazioni sulla natura dell'uomo e dell'universo in generale, il significato simbolico del matrimonio (ovvero l'unione degli opposti), basato sul fatto che la realtà intera si regge sull'incontro/scontro/contatto/unione di due polarità contrapposte, verrebbe distrutto.

E la faccenda del matrimonio è bella che archiviata. Da qualche tempo, però, si parla anche della cosiddetta "stepchild adoption", che detta in inglese fa più figo, ma molto spesso sia i politici sia l'informazione si dimenticano di evidenziarne un aspetto quantomeno antipatico. L'adozione del figlio del partner, infatti, non è riferita solamente al pargoletto frutto di una precedente relazione etero, ma anche (e forse soprattutto) a un futuro bambino. Ovvero: io, maschio, sposo il mio partner, maschio pure lui. Vogliamo avere un bambino. Siccome la natura non ce lo permette (ma d'altronde, si sa: la natura è omofoba), allora facciamo così: prendiamo un ovulo, lo fecondiamo con il mio seme o con quello del mio partner (o con tutti e due, se no il mio partner s'offende...) e lo impiantiamo nell'utero di una donna, la quale porta avanti la gravidanza e dopo 9 mesi il bambino è nostro e lei, il famoso "utero in affitto", non ha alcun diritto su di lui. Il suo ruolo è semplicemente quello di incubatrice. Quando sentite parlare di "mercato dell'utero in affitto", dato che quasi nessuno nel mainstream sembra voler spiegare il concetto (e già qui dovrebbe suonarvi un campanello d'allarme), è a questo che ci si riferisce. Il che, in tempi nei quali ci si riempie la bocca con frasi del tipo "la donna viene sempre maltrattata", "l'immagine della donna viene sempre distrutta" eccetera, appare almeno controverso. Vero: ci sono coppie etero che già ricorrono a questa pratica in caso la donna non sia, per un motivo o per un altro, fertile. Ma è anche vero che, se nelle coppie etero, questa è soltanto una possibilità per avere un figlio loro e, tendenzialmente, nemmeno la prima in ordine di considerazione, per le coppie omosessuali sarebbe all'incirca l'unica.

Il problema, però, non è la stepchild adoption. Non sono i matrimoni gay. Non è la "famiglia tradizionale". E' un fatto di razionalità al servizio dell'irrazionalità. Ci sono dei momenti storici in cui l'idea di un relativamente piccolo gruppo di persone comincia ad attecchire, perchè basata su un'argomentazione razionale: le donne devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini; le coppie omosessuali devono avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Queste idee di cambiamento di alcune regole prendono sempre più piede, generando ovviamente una reazione uguale e contraria. Fino a qui la lotta è ad armi pari: c'è un fronte che vuole cambiare delle cose e un altro che pensa sia meglio restare così come si è.

A un certo punto, ed è qui che si compie la magia irrazionale, quelle che sono delle proposte per un semplice cambiamento passano sotto l'etichetta di "progresso". Qual è la differenza, chiederete voi. "Cambiamento" è un termine abbastanza neutro: c'è una connotazione solo lievimente positiva, perchè, diamine!, il cambiamento ogni tanto ci vuole, fa bene altrimenti l'ambiente diventa stantio, ma tutto sommato la percezione di "cambiamento" è relativamente neutra. Non è necessariamente vero, infatti, che un cambiamento sia sempre positivo: se proponessi di sopprimere tutti i bambini che piangono al cinema... non credo otterrei chissà quante adesioni, perchè sarebbe un cambiamento percepito negativamente.

"Progresso", invece... Lo sentite immediatamente anche voi: il progresso. Aaah, che bello, sentite come cambia l'aria: il progresso. Il progresso è fortemente positivo: bisogna progredire, bisogna andare avanti, bisogna avanzare... "Una società avanzata". Come suona bene. Sentite quanto stimola il vostro ego? Non volete anche voi... progredire? Evolvere? E' una figata, è la natura delle cose, evolvere. Chi si sognerebbe mai di porsi contro il progresso? Chi vorrebbe rimanere nel Medioevo? Io voglio essere "avanzato", così posso dire agli altri che loro sono "indietro", che sono "retrogradi" bleah! che schifo!

Questa è la magia. Oggi, per esempio, una società progredita è una società che concede agli omosessuali gli stessi identici diritti degli eterosessuali. Si gioca sempre con la percezione. Non appena una qualche cosa, qualsiasi cosa, viene etichettata come "progresso", per cui nella gente di ogni singolo individuo si scatena l'associazione "progresso = buooooono!", quella cosa ha il 100% di possibilità di avere successo. Ciò che prima era uno scontro ad armi pari tra un semplice "cambiamento" e un altrettanto semplice "mantenimento", ora è uno scontro impari che più impari non si può tra il "progresso" e l'"immobilismo" o il "Medioevo".

Tornando al nostro caso, al family day potevano andarci anche miliardi di persone, ma non avrebbe fatto differenza: quelle miliardi di persone sono retrograde, vecchie, ancorate a schemi ormai decrepiti, non vogliono evolvere. Che appeal ha, gente così? Zero, anzi: più sono numerosi i "retrogradi", più significa che è necessario svolgere un lavoro importante affinchè questi intralci umani al progresso capiscano di essere nel torto.

Aggiungiamoci che le motivazioni a difesa del matrimonio eterosessuale e contro l'adozione ai gay fanno a dir poco cagare e il gioco è ancor più fatto. Intanto, la "famiglia tradizionale". Che cazzo vuol dire? Perchè "tradizionale"? E' la famiglia "naturale", al limite. Possono due uomini avere figli? No. E due donne? No. E perchè no? Per tradizione? Perchè dei tizi si sono svegliati un giorno e mentre erano al circolo a giocare a briscola hanno deciso così? O per natura, perchè così stanno naturalmente le cose? Ovviamente, manco a dirlo, la vaccata nasce dall'assurda interpretazione del concetto di Dio e di tutto quello che ne segue. Poi fate che, sempre per lo stesso motivo, non appena si connota minimamente un concetto con sfumature religiose, l'accusa di essere retrogrado è sottintesa... Già solo sostituendo "tradizionale" con "naturale" sarebbe diverso perchè si penserebbe di più al fatto che, se sono necessari per natura un uomo e una donna per generare un figlio e quindi, implicitamente, per crescerlo, un motivo ci sarà. O no?

E aggiungo che, nel marasma dello scontro a suon di parole, battute, immagini, fotomontaggi, reportage, sfottò e chi più ne ha più ne metta (avrete facilmente notato come, in ogni occasione si parli dell'argomento, si tende a denigrare i "tradizionalisti"), manca una considerazione: ma le coppie omosessuali si amano di più di quelle etero? Perchè, da come viene presentata la situazione, sembra che le coppie eterosessuali durino lo spazio di un respiro affannato, mentre due gay o due lesbiche, una volta che stanno insieme, arrivano insieme alla tomba. Forse si tende a dimenticare che, omo o etero, stiamo comunque parlando di persone cresciute in questa società, con tutti gli immensi danni che essa provoca all'equilibrio psichico di un essere umano (sembra, infatti, che le coppie etero e quelle omo durino uguale).

Tutto l'enorme discorso che ho fatto su questo blog per anni, sull'ego, il sè, Dio, la Verità, il diavolo, il silenzio eccetera eccetera eccetera eccetera che sicuramente vi avrà anche provocato moti di nausea incontrollabile, qui entra prepotentemente e la considerazione è molto, ma molto semplice: le persone (tutte: gay, lesbiche, trans, etero, metrosexual, emo, truzzi, tamarri, scapoli, ammogliati, single per scelta, uomini che diventano donne che diventano lesbiche che diventano trans che diventano uomini gay con la vagina, chiunque) sono malate di mente e tendono a distorcere anche le più grandi e belle verità. Dai un blocco d'oro a una persona o a un gruppo di persone qualsiasi, senza distinzione di alcun tipo, e nel giro di poco tempo ti ritrovi in mano polvere nera.

La "battaglia" che imperversa ovunque... non è nemmeno una vera battaglia, non c'è una battaglia: c'è un'idea trasmutata magicamente in "progresso" e un'altra idea, "retrograda" di conseguenza, già morta e sepolta. Il processo di trasmutazione è fantastico ma molto pericoloso perchè un domani, tra un anno, dieci, cento non lo so, potrebbe diventare "progresso" il fatto di "concedere ai bambini il diritto" ad avere rapporti sessuali con adulti. Azzardato, dite? Beh, già oggi in Europa si vuole introdurre l'educazione sessuale sia teorica che pratica (masturbazione, orgasmi e toccatine varie) nelle scuole elementari. Già oggi questa è un'idea "progressista". Non importa che sia assurda, dato che un bambino o una bambina di 6-7-10 anni non è per nulla sviluppato sessualmente, come tutti ben sappiamo. Sono diritti, sono libertà, sono "modi per educare i nostri figli affinchè sappiano rapportarsi meglio con la loro sessualità e siano quindi più preparati quando, con l'adolescenza, gli ormoni prenderanno il sopravvento. In questo modo si ridurranno, tra le altre cose, gli stupri". Progresso rafforzato dalla paura per il bene dei nostri figli. Bum! E' l'esplosione atomica dell'irrazionalità, un'ondata di connotazioni positive da intontire perfino Leopardi morto.

Abracadabra.


P.S.: sì, ok i diritti alle coppie omosessuali eccetera, tutto molto bello, maaaa... i diritti alle coppie di fatto eterosessuali? Cioè, se io sono insieme alla mia compagna da 30 anni ma non ci siamo mai sposati e io ho un incidente per il quale vengo ricoverato in ospedale, lei non potrebbe nemmeno dire ai dottori come mi chiamo perchè, per la legge, nei miei confronti è una perfetta estranea. Tanto per fare un esempio, eh... Ah già, scusate: questo non è "progresso".